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Chiariamoci su Ue, lavoro e democrazia

Articolo tratto da Il Manifesto

Non v’è dubbio che la sinistra, ovunque, non solo in Italia, viva l’esaurimento di un lungo ciclo storico.

Il drammatico arretramento delle esperienze nate dal movimento operaio non può essere disgiunto dalla fine del socialismo reale e il conseguente dilagare del «capitalismo scatenato» (Andrew Glyn). Dopo l’89, la sinistra è rimasta orfana di un progetto di regolazione progressiva del capitalismo. Dai noi, la marginalità della sinistra, culturale prima che politica e elettorale, è più evidente poiché siamo in un Paese smarrito, dove nessuno schieramento politico riesce a proporre una guida credibile. Di conseguenza, il disagio di gran parte della popolazione si esprime con una disaffezione alla politica e l’affidamento a formazioni dalle dubbie credenziali democratiche e di governo.

Questo disagio va compreso, raccolto e guidato in direzioni progressive.

C’è bisogno di rigenerare una sinistra riformatrice, ancorata al lavoro e all’ambiente, in grado di battersi contro la deriva oligarchica di un potere abbacinato dal miraggio di una «democrazia senza popolo» e l’impoverimento di ceti popolari e classi medie.

Una ricostruzione della sinistra si impone, dunque. A tal fine, prima dell’estate, a Roma, al Teatro Brancaccio e a Piazza SS Apostoli, vi sono stati passaggi importanti. Vogliamo contribuire, sul terreno della cultura politica e del progetto, alla ricostruzione unitaria della sinistra.

La necessità di confrontarsi sui programmi trova formale condivisione. Tuttavia, prima dei programmi, per evitare una inutile lista della spesa che accontenti tutti senza affrontare alcun nodo vero, è utile chiarire il giudizio su alcuni temi di fondo: ruolo dello Stato, globalizzazione e mobilità internazionale del capitale e del lavoro, migrazioni e sicurezza, moneta e integrazione europea. Siamo consapevoli che tale discussione, elusa nel passato, sia ancora più difficile a ridosso di una competizione elettorale.

Eppure, essa ci pare possa distinguere una proposta politica convincente da una improbabile ammucchiata elettoralistica. Anche perché, spesso, la sinistra si ferma agli obiettivi programmatici (lavoro, uguaglianza, inclusione, riconversione ecologica, ecc.), enunciabili con facilità, mentre elude il ben più difficile compito di individuare gli strumenti per realizzarli.

Le indicazioni programmatiche della Costituzione e, in particolare, all’articolo 3 («È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale…») sono una bussola imprescindibile, ma vanno articolate in obiettivi e policies.

Il disegno di politiche adeguate a realizzare questi obiettivi richiede, oltre alla rigenerazione morale della sinistra, una elaborazione politica e intellettuale collettiva di grande spessore.

Non si può non prendere le mosse da un giudizio storico-politico sul passato.

La crisi profonda in cui versa il paese non può essere messa tutta sulle spalle di Renzi o della destra. È chiamato in causa anche il centro–sinistra che, in una fase di dissoluzione prima morale poi elettorale dei partiti di governo e di smarrimento post ’89 della sinistra storica, da Andreatta e Ciampi fino ai governi dell’Ulivo, ha cercato nel «vincolo esterno» dell’Ue e dell’euro-zona le condizioni di tenuta dell’unità politica della nazione e la via per disciplinare il conflitto sociale e minimizzare l’intervento pubblico.

Anche in Italia, come ovunque al di là e al di qua dell’Atlantico, il centrosinistra ha scommesso nei frutti di lungo periodo del liberismo economico veicolato dalla Ue e dalla moneta unica.

Oggi, è evidente: la scommessa è stata largamente persa e si è ritorta contro.

Dobbiamo ripartire. L’obiettivo della piena e buona occupazione è centrale e distintivo della sinistra per attuare la democrazia costituzionale, anche perché inscindibile dall’autorealizzazione delle persona nel lavoro, come sempre affermato da Bruno Trentin, e dalla redistribuzione del reddito verso il lavoro, elemento di giustizia e di sostegno alla domanda aggregata.

La sfida è un progetto di riconquista di soggettività sociale e politica del lavoro per declinare in senso progressivo l’interesse nazionale, inteso come tutela delle istituzioni e delle risorse economiche e sociali necessarie a garantire il perseguimento degli obiettivi indicati dalla nostra costituzione, in un orizzonte di cooperazione europea e internazionale.

Tale progetto è la condizione per dare respiro e prospettiva ai singoli conflitti per non rimanere esperienza nobile, ma di pura testimonianza.

Soprattutto, qui e ora, è la condizione per una solida e credibile unità a sinistra del Pd.

Intorno al nodo «Unione Europea, lavoro, democrazia» proponiamo a donne e uomini della cultura, della cittadinanza attiva e dei movimenti e della rappresentanza sociale un confronto programmatico con i protagonisti delle iniziative del Brancaccio e di SS Apostoli.

Ci vediamo sabato 9 settembre al Campidoglio, Sala della Protomoteca (10 -17).

Sergio Cesaratto, Stefano Fassina, Leonardo Paggi, Michele Prospero, Antonella Stirati

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