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Crollo ponte: piano pluriennale fuori Fiscal Compact

La tragedia di Genova dovrebbe indurre tutti, innanzitutto il governo, a concentrarsi sulle soluzioni per affrontare problemi noti da tempo, ma ora drammaticamente in agenda. Da un lato, la scelta di dare in concessione monopoli naturali, come le autostrade, va ri-esaminata: le autostrade hanno generato rendite per i concessionari, grazie a martellanti aumenti dei pedaggi e investimenti minimi. Sono state galline dalle uova d’oro. Dall’altro, va varato un programma nazionale pluriennale sulle infrastrutture per la mobilità adeguatamente finanziato. Gli investimenti pubblici sono arrivati e sono programmati nel Def 2019-2021 al minimo storico. La scarsa capacità di spesa è un comodo alibi per utilizzare la cosiddetta ‘flessibilità di bilancio’ su misure fiscali o di spesa corrente a fini elettorali. La capacità di spesa in conto capitale non è variabile esogena, può enormemente migliorare con soluzioni amministrative semplici, poteri sostitutivi e assunzioni mirate di risorse umane. Lo proponiamo da anni in ogni sessione di bilancio, da ultimo a giugno scorso nella nostra risoluzione al Def. Di fronte alla catastrofe di Genova, il governo Di Maio-Salvini dovrebbe accantonare inique e comunque soltanto simbolicamente praticabili promesse elettorali e forzare con la Commissione europea un programma di spesa per investimenti fuori dagli obiettivi del Fiscal Compact per un punto di Pil all’anno per un triennio. Anche i famosi mercati potrebbero comprendere una forzatura responsabile, utile per la vita delle persone, per la crescita e l’occupazione e la riduzione del debito pubblico. Dall’inversione di agenda passa la statura morale e politica dell’esecutivo.

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