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Interrogazione riguardante Università e Ricerca

Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
il sistema universitario italiano vive oggi una situazione di profonda difficoltà, tanto da poter parlare di «università in declino». Questa situazione emerge qualsiasi sia l'indicatore utilizzato;
per la prima volta negli oltre 150 anni di storia unitaria il numero degli studenti universitari si riduce: dal 2003-2004 al 2014-2015 si riducono di oltre 66.000 unità (-20,4 per cento);
pessima è la situazione italiana del diritto allo studio per gli universitari, La spesa statale per borse di studio è ferma da oltre un decennio intorno ai 160 milioni di euro, e cioè in sensibile calo in termini reali; ad essa si sommano meno di 120 milioni di interventi regionali;
l'ampiezza dell'offerta formativa si contrae drasticamente dopo il 2007: fino al 2015, il numero dei corsi offerti nelle università statali scende da 5557 a 4238 (-23,7 per cento);
fra il 2008 e il 2015 i docenti universitari italiani si riducono del 17,2 per cento; il calo è notevolmente più intenso di quello registrato in ogni altro comparto del pubblico impiego. A questo si aggiunga il blocco triennale delle retribuzioni dei docenti universitari, sancito dal decreto-legge n. 78 del 2010 e successivamente prorogato dalle varie leggi di stabilità al fine di coprire l'intero quinquennio 2011-2015, che sta portando a delle penalizzazioni retributive per la categoria che non ha eguali in tutto il pubblico impiego (anche più di euro 90.000 netti è quanto costa individualmente il mancato riconoscimento giuridico del quinquennio 2011-2015). Senza dimenticare l'asimmetria di trattamento rispetto alle altre categorie non contrattualizzate;
con i provvedimenti presi a partire dal 2008, ed in particolare con la cosiddetta «riforma Gelmini» (legge 240/2010), l'investimento pubblico complessivo nelle università si riduce: il fondo di finanziamento ordinario diminuisce notevolmente fino a tornare, in valori reali, ai livelli di metà anni Novanta; a valori correnti passa da 7,4 miliardi di euro nel 2008 a 6,6 nel 2015;
un ulteriore elemento di preoccupazione riguarda l'articolazione territoriale del sistema universitario: le tendenze negative sono assai più intense per gli atenei del Centro-Sud, con punte particolarmente drammatiche nelle isole, oltre che per alcune sedi geograficamente periferiche del Nord. Si guardi, ad esempio, alle norme relative al fondo di finanziamento ordinario che hanno avuto effetti drammatici per molti atenei: in linea generale esse hanno relativamente «protetto» gli atenei del Nord del Paese (ma non tutti), mentre ben più severi sono stati i tagli per le università del Centro e del Sud e soprattutto per quelle delle isole;
il mondo accademico è oggi attraversato da forti fibrillazioni. In primis, ha preso corpo una estesa forma di protesta contro il blocco degli scatti ed il mancato riconoscimento degli effetti giuridici del periodo 2010-2015 che si concretizza nell'astensione da parte dei docenti dalla valutazione della qualità della ricercai –:
quali iniziative urgenti, anche normative, il Ministro interrogato intenda assumere per garantire il tempestivo rifinanziamento del piano straordinario per il reclutamento dei professori associati e, se s'intenda in particolare, assumere iniziative per incrementare il fondo per il finanziamento ordinario delle università statali di 90 milioni di euro per l'anno 2016 e di 77 milioni di euro per l'anno 2017;
quali altre iniziative s'intendano assumere per contrastare il calo delle iscrizioni ed aumentare il numero di laureati (che come noto in Italia è lontanissimo dall'obiettivo di Europa 2020).

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