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Interrogazione sulle problematiche relative alla gestione delle passività del comune di Roma

Camera dei Deputati – 3-02074 – Interrogazione a risposta immediata presentata dall’On. Fassina (SI-SEL) il 1 marzo 2016 e discussa in Aula il 2 marzo 2016 – (Problematiche relative alla gestione delle passività del comune di Roma, anche in considerazione della relazione predisposta dal commissario straordinario per il piano di rientro del debito pregresso di Roma Capitale.

PRESIDENTE. Il deputato Stefano Fassina ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3–02074 (Vedi All. A), concernente problematiche relative alla gestione delle passività del comune di Roma, anche in considerazione della relazione predisposta dal commissario straordinario per il piano di rientro del debito pregresso di Roma Capitale(Vedi l’allegato A – Interrogazioni a risposta immediata), per un minuto.

STEFANO FASSINA. Presidente, signora Ministra, i cittadini di Roma sono gravati da un debito enorme, al 28 aprile 2008 erano circa 22 miliardi: vuol dire che 200 milioni ogni anno dell’addizionale IRPEF di Roma vanno a pagare il debito. Il commissario governativo nel 2014 ha stipulato un contratto che ha consentito di anticipare 5 miliardi a fronte di un flusso previsto di 7 miliardi: dalle informazioni che abbiamo, ciò comporta extra-costi per i contribuenti romani e per i contribuenti nazionali di oltre 500 milioni. Vi chiediamo allora se non sia il caso di intervenire per bloccare in autotutela l’eventuale tiraggio di questo finanziamento, e soprattutto di trasmettere al più presto al Parlamento la relazione predisposta dalla dottoressa Scozzese, attuale commissario governativo.

PRESIDENTE. La Ministra per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi, ha facoltà di rispondere.

MARIA ELENA BOSCHI, Ministra per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento.

Presidente, rispondo in sostituzione del Ministro Padoan sulla base degli elementi forniti dal Ministero dell’economia e delle finanze, e mi scuso perché probabilmente i dati sono già noti all’onorevole interrogante nella sua veste di ex Viceministro dell’economia e delle finanze.

Occorre preliminarmente precisare che il Ministero dell’economia e delle finanze ha autorizzato la variazione del piano di utilizzo dei contributi pluriennali, al fine di consentire l’erogazione diretta a favore della gestione commissariale di Roma della quota parte del contributo annuo di 500 milioni di euro iscritto nel Fondo istituito dall’articolo 14 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, per le annualità 2014, 2015 e 2016, il cui utilizzo è stato autorizzato con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze del 23 marzo 2011, e la cui gara, per l’assegnazione del finanziamento, è andata deserta. In particolare l’importo complessivo di contributi per i quali il Ministero dell’economia e delle finanze procederà all’erogazione diretta, al fine di consentire alla suddetta gestione commissariale di far fronte al pagamento di debiti commissariali, è pari a complessivi euro 880.595.493,40; solo dopo l’erogazione dei suddetti contributi alla citata gestione, la medesima, sulla base di motivate esigenze di spesa, potrà eventualmente procedere ad effettuare tiraggi a valere sul contratto di finanziamento sottoscritto con Cassa depositi e prestiti Spa, aggiudicataria della gara per l’assegnazione del finanziamento, anch’esso autorizzato in forza del citato decreto ministeriale. Tale contratto è regolato da un tasso di interesse fisso nominale annuo finanziariamente equivalente all’Euribor a sei mesi maggiorato di uno spread del 2,09 per cento, inferiore rispetto allo spread massimo dei 2,35 per cento previsto nel bando di gara, e fissato dal Ministero dell’economia e delle finanze ai sensi dell’articolo 45, comma 32, della legge n. 448 del 1998.

Il contratto si è concluso a seguito di una procedura di gara ad evidenza pubblica (bando pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea in data 20 settembre 2014), indetta dal commissario straordinario del Governo per il piano di rientro del debito per l’affidamento del servizio di finanziamento, con oneri a carico dello Stato per un importo stimato di euro 4 miliardi 813 milioni. Il suddetto contratto di finanziamento prevede la possibilità di utilizzare le somme oggetto del finanziamento fino al 31 dicembre 2016, previa specifica richiesta di utilizzo da parte del commissario di Governo, con un preavviso di quindici giorni lavorativi rispetto alla data di utilizzo. Ad oggi non sono state presentate richieste di utilizzo a valere sul suddetto contratto di finanziamento, il cui importo pertanto risulta interamente non erogato.

Tale contratto, in assenza di richieste di utilizzo entro i termini sopra indicati, non prevede alcun onere a carico del commissario di Governo.

Per quanto riguarda la relazione presentata dalla dottoressa Scozzese, ricordo che il comma 751 della legge di stabilità per il 2016 la configura come proposta di aggiornamento del piano di rientro: tale aggiornamento è quindi approvato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, sentiti il Ministro dell’economia e delle finanze e il Ministro dell’interno, entro i successivi trenta giorni. La cosiddetta relazione è dunque un atto istruttorio a carattere interno, che diventa conoscibile al Parlamento e alla generalità dei cittadini con l’adozione del decreto del Presidente del Consiglio. Ricordo inoltre che, in base al citato decreto-legge n. 78 del 2010, il commissario straordinario invia annualmente una relazione al Parlamento e al Ministero dell’interno, contenente la rendicontazione delle attività svolte all’interno della gestione commissariale e l’illustrazione dei criteri che hanno informato le procedure di selezione dei creditori da soddisfare.

PRESIDENTE. Il deputato Fassina ha facoltà di replicare, per due minuti.

STEFANO FASSINA. Signor Presidente, signora Ministra, non siamo soddisfatti di queste informazioni che lei fornisce, perché erano informazioni – come lei ha confermato – largamente note, e non risponde alla domanda di fondo che era presente nell’interrogazione: per quali ragioni, a fronte di un pagamento previsto nel 2016 di 900 milioni, si è stipulato un contratto che prevede, come lei ricordava, tassi di interesse molto significativi e lo sconto di un flusso di risorse di 7,6 miliardi, che diventano circa 5 miliardi quando non vi siano spese da affrontare.

Riteniamo inoltre che, essendo impegnati 200 milioni di addizionale comunale IRPEF e 300 milioni dal bilancio dello Stato, sia necessario dare la massima trasparenza possibile alla gestione straordinaria affidata al commissario governativo. Preghiamo pertanto il Governo di valutare ulteriormente la possibilità, per quanto si tratti di materiale istruttorio ad uso interno, di rendere disponibile al Parlamento la relazione della dottoressa Scozzese: vi è un passaggio molto delicato in questi mesi a Roma, e tutte le informazioni sono importanti per riuscire a raggiungere l’obiettivo.

 

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