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Intervista a Le vent se Leve

 

Vice ministro dell’Economia e delle Finanze nel governo  presieduto da Enrico Letta nel 2014. In questa intervista racconta la sua analisi della situazione politica italiana e le ragioni che lo hanno indotto a rompere con il PD. Nel febbraio 2017, Fassina ha partecipato attivamente alla fondazione del partito Sinistra Italiana, parte della coalizione Liberi e Uguali, posta a sinistra del PD, in vista delle elezioni del 4 marzo 2018. Questa intervista è stata realizzata ad aprile 2018, prima dell’annuncio di un futuro accordo di governo tra il M5S e la Lega.

Vice-Ministro dell’economia e finanze, lei ha deciso di dimettersi dal governo di Enrico Letta nel 2014. Quali le ragioni delle dimissioni?

Ho fatto parte di quel governo in quanto membro del PD. Eravamo, all’epoca, il principale partito italiano dopo le elezioni del 2013, senza tuttavia essere riusciti ad ottenere la maggioranza assoluta. Dopo due mesi di difficili trattative, il Presidente della Repubblica ha quindi incaricato Enrico Letta di formare un governo, il di cui quest’ultimo mi ha chiesto di fare parte, in quanto rappresentante della sinistra del partito e del Paese. Io conoscevo i limiti di questo governo, dipendeva dall’appoggio del centrodestra. Tuttavia era   l’unica possibilità per evitare nuove elezioni, che, con la stessa legge elettorale, non avrebbero condotto a niente. Dopo qualche mese di partecipazione al governo, mi sono reso conto che la pressione dell’Unione Europea non mi lasciava alcun margine di manovra per agire in favore dei lavoratori, dei disoccupati e dei pensionati in difficoltà. Successivamente all’arrivo di Renzi alla direzione del PD, ho quindi rassegnato le mie dimissioni per una semplice ragione: era impossibile intervenire sulle sfide economiche e sociali più sensibili.

Lei parla di “pressione dell’Unione Europea”. Che ruolo ha giocato l’UE nella definizione del contenuto delle riforme economiche e sociali messe in campo dal governo Letta?

Il governo Letta seguiva quello di Mario Monti. All’Epoca  Jean Claude Trichet era ancora a capo del BCE. Mario Draghi sarebbe diventato presidente solo qualche mese dopo. Le cose sono andate in questo modo: nell’estate 2011 la BCE invia una lettera al governo italiano. Lo scopo della  lettera  era precisare tutte le “riforme strutturali” richieste dall’UE. Per l’Italia significavano maggiore precarietà nel lavoro, una riduzione delle pensioni, della sanità e un aumento delle imposte sui piccoli proprietari immobiliari. I governi Monti e Letta furono quindi incaricati di mettere in atto queste riforme.

Inoltre occorre segnalare che a partire dall’entrata in vigore del Fiscal Compact e della riforma costituzionale del 2012 che ha introdotto  il principio dell’equilibrio di bilancio-richiesto  giustamente dal Fiscal Compact, le regole europee e la pressione dei mercati finanziari hanno condizionato in modo notevole l’agenda del governo Letta.  Le conseguenze dell’impatto fiscale hanno impedito al governo Letta di adottare le riforme necessarie per i lavoratori e la salvaguardia dello Stato Sociale.

A seguito delle dimissioni lei ha creato Sinistra Italiana. Cosa l’ha spinta a creare questo partito? In cosa si differenzia dal PD al quale apparteneva?

R: All’epoca, ritenevamo che il problema non fosse ascrivibile unicamente agli anni in cui Renzi aveva governato. Il problema risiedeva nel fatto che negli ultimi 25 anni tutta la sinistra socialista europea era stata subordinata al neo-liberismo. La sinistra blairista ha scelto di posizionarsi  a fianco dei potenti e di trascurare gli interessi del  lavoro e della sinistra sociale. Per noi, SI rappresentava un nuovo inizio. Abbiamo voluto inscrivere al centro del programma l’interesse nazionale. L’aggettivo “italiana” non è  stato scelto a caso. E’ stato utilizzato per ricordare che noi desideriamo ridare strumenti d’intervento allo Stato nazionale, totalmente sacrificati non solo in Italia ma in tutta Europa., a causa dell’orientamento neo liberista dei Trattati Europei e dell’euro.

Il M5S ha realizzato il 33% dei voti. Come analizza lei il successo di questo partito?

Il M5S ha occupato lo spazio abbandonato dalla sinistra storica, dalla sinistra d’opposizione e da quella movimentista. Il movimento è molto presente nelle periferie delle città che si trovano in grande sofferenza economica e sociale. I 5S hanno fatto leva sull’antipolitica, spesso sostenuta dall’establishment che vedeva nei 5S un’occasione di indebolire la sinistra. Durante le elezioni del 2013 , sono tati sostenuti da una larga parte dei media dell’establishment.

Il M5S porta avanti una critica alla classe politica, al Parlamento e all’ordine costituito. Grazie a questa presa di posizione  di contestazione, raccoglie i voti espressione della sofferenza economica e sociale. La sinistra ha abbandonato o persino contribuito ad alimentare questa sofferenza. Il grande successo del M5S consiste nel  raggruppare un insieme  molto eterogeneo, che articola  alcune rivendicazioni di sinistra e altre contrarie, in particolare per ciò che concerne la visione della democrazia. Il M5S, malgrado l’apparenza e il nome che si è dato , è un partito – azienda con un padrone che decide. Chiunque disobbedisca è escluso. Per presentarsi alle elezioni , occorre sottoscrivere un contratto che impone, in aggiunta all’estromissione dal partito, un’ammenda di 150.000 euro nel caso di disobbedienza. E’ un movimento con gravi problemi sul piano democratico. Malgrado tutto, dobbiamo affrontarlo nel merito e non criminalizzarlo con l’etichetta di “populismo”. Dobbiamo riconoscere che si è appropriato di rivendicazioni reali, alle quali la sinistra non ha saputo rispondere. Noi dobbiamo prendere in parola le promesse che hanno fatto in campagna elettorale: il reddito di cittadinanza e gli investimenti pubblici, e verificare se il Movimento è veramente all’altezza di queste promesse.

Lei è un economista. Quali sono gli effetti dell’eurozona e dell’UE sull’economia italiana? Pensa sia possibile riformare l’UE?

  1. Il mercato comune europeo e la zona euro sono fattori di incremento degli effetti nefasti della globalizzazione. Aggravano le condizioni dei lavoratori, le disuguaglianze, la precarietà e lo sfruttamento del lavoro. Dobbiamo fare in modo che questo ordine economico e sociale cambi radicalmente. Io considero senza speranza l’ipotesi di cambiare i trattati europei. Non c’è una base storica. Per riuscire a cambiarli servirebbe l’accordo di coloro che li hanno sottoscritti e di coloro che ne traggono profitti. A fronte dei lavoratori, i trattati , il mercato comune, l’euro apportano beneficio agli interessi  economici legati alle esportazioni e alla finanza , forze che si sono sempre opposte alla modifica dei trattati.

La lega e il M5S si apprestano a formare un governo di coalizione, qual è la sua posizione al riguardo?

Evidentemente sono preoccupato  per la formazione di un tale governo. Nondimeno, penso che bisogna aspettare di vedere e posizionarsi in funzione delle proposte che adotteranno. Se propongono di rompere il patto di bilancio europeo, io darò il mio sostegno.  Se vorranno  ridurre l’età pensionabile, saremo d’accordo ad andare in quella direzione. Allo stesso modo se adotteranno misure che combattono la precarietà del lavoro, reintroducendo  il soppresso art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, voteremo queste misure. Tuttavia se tenteranno di adottare la flax tax, come annunciato, ci opporremmo fermamente. Lo stesso dicasi per le misure razziste che proporranno. E’ necessario sottolineare che per la prima volta dalla fine della prima Repubblica nel 1992, grazie alla legge elettorale, in gran parte proporzionale, il governo Lega5S sarà composto da partiti che hanno totalizzato più del 50% dei voti nello scorso 4 marzo. E questi voti sono espressione dei ceti più svantaggiati….

Jean Luc Melenchon (France Insoumise), Pablo Igliesias (Podemos) e Catarina Martins ( Bloco de Esquerda) sono in procinto di sottoscrivere un accordo in vista delle elezioni europee. Quale apporto fornirete a questo nuovo movimento che si organizza ….?

 Io condivido il manifesto sottoscritto a Lisbona. Spero che anche la sinistra italiana lo sottoscriva. Sto lavorando perchè ciò si verifichi e le forze politiche riconoscano la vera natura dell’UE e dell’euro, e propongano un percorso difficile diretto a cambiare l’attuale ordine economico e sociale.

A seguito di queste elezioni, quale cammino deve intraprendere SI

R: noi dobbiamo, prima di tutto, essere pronti a riconoscere che, in questa fase storica, tutta la sinistra della tradizione socialista europea è stata sconfitta. E’ stata messa ai margini, e in alcuni casi è già sparita: in Grecia è già successo. In Francia è ridotta al 6%. In Germania l’Spd è ai suoi livelli più bassi, completamente schiacciata dalla Merkel.  C’è da prendere atto che una fase storica è finita. La fase iniziata nel 1989 quando la sinistra socialdemocratica e quella di origine comunista si sono abbandonate alle politiche di Blair e Clinton, non c’è più. Hanno sposato una visione del mondo neoliberista. Tale concezione ha contribuito ad ostacolare gli interessi economici che avrebbe dovuto difendere, a partire da quelli dei lavoratori. Questa analisi è il punto di partenza per comprendere che in assenza di un cambiamento radicale dell’ordine economico e sociale dell’Ue e della zona euro, siamo morti. La sinistra è morta. Il mio obiettivo per i prossimi mesi è quello di condividere questa analisi con tutta la sinistra , compresa quella più discutibile, che ha governato , per provare ad andare avanti

 

 

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