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La città che ho incontrato esiste, resiste e vuole cambiare

Foto di ©Andrea Sabbadini

C’è una parte di Roma che non si è rassegnata alla decadenza morale e intellettuale delle classi dirigenti della città. Che non si confina in uno sfogo distruttivo di rabbia nutrita da malamministrazione e malapolitica. C’è una parte di Roma che respinge il tentativo delle destre di scaricare contro gli ultimi arrivati la sofferenza economica e l’ingiustizia sociale. Una città che, nonostante l’indifferenza o finanche l’ostilità di larga parte del circuito politico-istituzionale, ogni giorno è sulla strada per difendere e promuovere il lavoro, per fare solidarietà, per aprire integrazione sociale, per produrre contro cultura e per tutelare l’ambiente naturale, archeologico, artistico.
È la meglio Roma. Esiste e resiste. La incontro ogni giorno. L’ho incontrata in Piazza del Campidoglio, insieme alle organizzazioni sindacali, determinata a bloccare la privatizzazione degli asili nido e a rivendicare la stabilizzazione delle educatrici. In una biblioteca comunale dove operatrici e operatori appassionati tengono in vita l’ultimo presidio istituzionale di creazione e diffusione di cultura e integrazione. A “Piscine di Torre Spaccata” dietro Cinecittà, in una trentina di giovani uomini e donne e nonni e nonne attivi nel Comitato “Fabbrica dei Sogni” per aprire spazi sociali e botteghe artigiane nei pianterreni abbandonati dei palazzi di edilizia popolare. L’ho incontrata a Testaccio, grazie all’associazione Orizzonti Etici, impegnata a portare avanti la rinascita di “Campo Testaccio”, condannato dalla Giunta Veltroni a diventare parcheggio. Come a Ponte di Nona, dove il Comitato di Quartiere lotta per una mobilità decente negata da un “Modello Roma” subalterno agli interessi dei grandi palazzinari. O a Ostia nei comitati di cittadini convinti a chiedere il voto per il loro Municipio, perché la via maestra per sconfiggere la criminalità organizzata è la partecipazione attiva alla vita pubblica.
L’ho incontrata a via Cupa dove l’associazione Baobab, nella precarietà e nell’indifferenza istituzionale, ha combattuto ogni giorno per assistere i migranti transitanti e ha conquistato l’impegno del Comune di Roma Capitale a costruire una soluzione strutturale. E in una appassionata assemblea cittadina a Esc, in via dei Volsci, dove tante esperienze di auto-organizzazione hanno difeso l’uso sociale degli spazi del patrimonio capitolino per affermare la città dei beni comuni. C’è co-working a Garbatella dove informatici e ingegneri inventano insieme il nostro futuro appoggiati da istituzioni attente. A “Lucha y Siesta” dove donne in difficoltà trovano rifugio e aiuto da altre donne in uno spazio Atac abbandonato e occupato. All’ingresso della Villa dei Quintili, sull’Appia Antica, dove lo spirito civico di Antonio Cederna vive negli archeologi che, nonostante 18 anni di contratti precari, portano alla luce l’eterna bellezza di Roma. L’ho incontrata all’uscita della Roma-Lido dove uomini e donne stremati dai disservizi si uniscono per imporre lo sviluppo del trasporto pubblico locale, sempre periferico nell’agenda della politica cittadina.
A Roma, le ferite sociali si sommano a quelle urbanistiche, l’inefficienza incancrenisce l’illegalità. Ma la città reagisce. Compito della politica impegnata nel circuito della rappresentanza istituzionale è intercettare la città in movimento. La ricostruzione morale, economica e politica di Roma è possibile soltanto con il protagonismo della meglio Roma. Una classe dirigente politica onesta e capace è condizione necessaria, ma non sufficiente. È decisiva la consapevolezza della ricchezza umana, civica, professionale della città. È decisivo un programma partecipato, orientato al pieno coinvolgimento nel governo della città, nella trasparenza e nella legalità ridefinita e condivisa, della città solidale. Il governo della città deve investire sul principio di sussidiarietà e sul dialogo sociale. Soltanto così, soltanto con la meglio Roma, la sfida di Roma si può vincere.

Da Il Manifesto

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