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Mafia Capitale: non è rilegittimazione. Ma basta colpire Roma

È sconcertante il rammarico espresso da larga parte della classe dirigente romana e italiana sulla sentenza della Cassazione in merito alla cosiddetta Mafia Capitale. Come se non fosse sufficientemente drammatica l’associazione a delinquere pur senza la qualifica di metodi mafiosi. La sentenza della Cassazione non è una assoluzione o la rilegittimazione di un sistema inaccettabile di amministrazione della cosa pubblica. Tuttavia, la sentenza è lezione per tutti. Dovrebbe portare a qualche dubbio, a qualche riflessione la magistratura e, soprattutto, i media, per evitare di continuare ad alimentare una visione infondata, ma devastante, di Roma e della sua amministrazione come Capitale sotto il giogo della mafia. Nessun negazionismo: la presenza di organizzazioni mafiose nel nostro territorio è documentata e estremamente pericolosa. Ma facciamo un’analisi differenziata sulla politica e sulla amministrazione, riconosciamo il dominio degli interessi privati illeciti sul bene comune, anche quando è realizzato da illustri personaggi in doppio petto attraverso varianti urbanistiche e campagne mediatiche. I capri espiatori non aiutano la battaglia per la riqualificazione della Capitale. 

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