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Mes: non è prestito gratis. 17 paesi UE non vi aderiranno

Senza più argomenti di merito, i pasdaran del Mes cavalcano il peggioramento della pandemia per giustificarne l’urgente necessità. Ovviamente, loro sono pragmatici e competenti, non ideologici come i ‘No Mes’, anche se non hanno mai letto l’incastro normativo tra statuto del Fondo e regolamenti Ue. Non sanno che il problema non sono le condizionalità all’accesso, ma quelle dopo, previste per un debitore a rischio come purtroppo l’Italia, con un debito al 160% in uno scenario a inflazione zero. Continuano a ripetere che il ‘prestito è gratis’, ma non sanno spiegare perché nessuno dei 17 Stati che ha richiesto il Sure, altrettanto ‘gratis’, intende ricorrere al Mes. Eppure, risparmi in termini di spesa per interessi, seppur minori dei nostri, li avrebbero in tanti. Ma tutti sono consapevoli che il Mes non è il Sure e che legarsi ulteriormente le mani per meno di 300 milioni di euro all’anno sarebbe autolesionismo. Come ripete il Ministro Gualtieri e come dimostrano il tasso di interesse sui nostri Btp a 10 anni sceso a 0,7%, non abbiamo problemi di accesso ai mercati, anzi il conto di tesoreria è molto, molto carico. Le file per i tamponi e le carenze di posti in terapia intensiva non sono dovuti a insufficiente liquidità e scarsità di risorse di bilancio. Sono dovute ai tempi necessari a adeguare l’offerta di servizi. Ma il populismo dall’alto, non si sofferma su dettagli tecnici: ha ben altri obiettivi politici.

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