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Non è vero che rinuncio alla battaglia contro le destre nazionaliste

(Da repubblica.it)

Caro Direttore,

qualche giorno fa, su questo sito, Yanis Varoufakis e Lorenzo Marsili, tra i fondatori di "Diem 2025", hanno rievocato l'umiliante vittoria dell'"Oxi" nel referendum sul programma della Troika, svolto il 5 Luglio dello scorso anno in Grecia. Hanno, poi, rilanciato l'obiettivo chiave del loro movimento: la democratizzazione dell'Unione europea. A tal fine, guardano con preoccupazione a quella sinistra, riconosciuta nelle posizioni del sottoscritto, che "si ritira in posizioni nazionaliste e getta la spugna nella doppia battaglia contro la destra nazionalista e l'establishment transnazionale". La regressione nazionalista viene individuata in un passaggio di un mio scritto per la ricostruzione della sinistra nel quale ricordo che "Il demos dell'eurozona non esiste. Esistono invece i demos nazionali, a parte la upper class, cosmopolita da sempre, promotrice e beneficiaria dell'ordine vigente. I demos nazionali hanno caratteri culturali, morali, linguistici diversi e interessi in competizione". Da qui, mi somministrano la scomunica culturale e politica attraverso l'accostamento a Burke e, inevitabilmente, a Le Pen e Salvini.

Purtroppo, la mia è una constatazione fattuale, coerente con una vasta letteratura progressista. A proposito del loro richiamo a Antonio Gramsci, ricordo che il nostro geniale marxista eretico inventò la categoria di "nazional-popolare" per dare radici di popolo e capacità egemonica a quel Partito Comunista Italiano che nel simbolo aveva la bandiera rossa con falce e martello poggiata sulla bandiera dell'Italia. Ricordo anche, tra i tanti riferimenti possibili, Sir Ralf Dahrendorf, un liberale. In "Dopo la democrazia" scrive: la democrazia a scala sovranazionale "è improponibile nel caso della UE, perché non esiste nemmeno un 'popolo europeo', un demos europeo per una democrazia europea". ... "Tra gli idealisti e gli euro-fanatici, qualcuno pensa ancora che l'Unione europea possa trasformarsi in una specie di stato-nazione solo più grande: gli Stati Uniti d'Europa. Ma ... questa non è la corretta descrizione di ciò che l'Europa è o può diventare". Ricordo, infine, come solo pochi giorni fa sul Ceta (Comprehensive economic and trade agreement), tutti insieme abbiamo vinto la battaglia per la ratifica in ciascun parlamento nazionale della UE, oltre che nel Parlamento Europeo.

Riconoscere il demos nazionale vuol dire nazionalismo? Vuol dire "dare priorità solo al livello nazionale" come, in aggiunta alla scomunica, mi viene attribuito? No. Sarebbe stato sufficiente leggere l'intero passaggio per capire il senso progressivo dell'analisi. Nel testo citato, invocavo "la riaffermazione della sovranità democratica a scala nazionale, nella misura possibile in mercati globali senza regole, per rilegittimare e rilanciare la cooperazione europea" (In una versione più estesa dello stesso testo ancoro la democrazia nazionale alla democrazia municipale).

Allora, cari amici di Diem 2025, discutiamo senza fare caricature e con senso della realtà. Altrimenti, la sinistra rimane afasica e irrilevante, come è avvenuto nel referendum per la Brexit, dove Jeremy Corbyn sentiva il "suo" popolo affidarsi alla destra ma rimaneva prigioniero di un conformistico e irrealistico richiamo a "riformare l'Europa".
Piuttosto che puntare a astratte e irraggiungibili costituenti europee, proviamo a introdurre i correttivi possibili a trattati vigenti al funzionamento della moneta unica, il fattore più dirompente di divaricazione tra i popoli dell'Europa. Anche con battaglie trans-europee: per esempio, portiamo avanti insieme ai mini-jobbers Made in Germany e a tutti gli altri lavoratori europei, precari e disoccupati, una mobilitazione per aumentare i salari dei lavoratori e delle lavoratrici tedesche e così arginare il mercantilismo di Berlino che, attraverso l'euro, esporta la svalutazione del lavoro.

 

To the Editor:

A few days ago on this site Yanis Varoufakis and Lorenzo Marsili, two of the founders of “Diem 2025”, recalled the humiliating victory of “Oxi” in the referendum on the programme of the Troika, held on 5 July last year in Greece. They then relaunched the key objective of their movement: democratization of the European Union. For this purpose, they see as a worrisome obstacle that part of the Left, recognized in the positions of the undersigned, which “retreats to nationalist positions and throws in the towel in the dual battle against the nationalist Right and the transnational establishment.” The nationalist regression is identified in a passage of one of my writings dedicated to the reconstruction of the Left in which I point out that “The demos of the euro zone doesn’t exist. What exists are national demos, aside from the upper class, which has always been cosmopolitan and a promoter and beneficiary of the current order. National demos have different cultural, moral and linguistic natures and competing interests.” From here, I receive cultural and political excommunication through linkage to Burke and, inevitably, Le Pen and Salvini.

Unfortunately, my observation is factual, it is found in a vast progressive literature. Regarding their reference to Antonio Gramsci, let me point out that our brilliant heretical Marxist invented the category of “national-popular” to give popular roots and hegemonic capacity to that Italian Communist Party which in its symbol had the red flag with hammer and sickle resting on the flag of Italy. I also point, among the many possible references, to Sir Ralf Dahrendorf, a free marketer. In Dopo la Democrazia (After Democracy) he writes: democracy on a supranational scale “is not possible in the case of the EU, because a ‘European people’, a European demos for a European democracy, doesn’t exist either.” ... “Among the idealists and the euro-fanatics, some still think that the European Union can transform itself into a kind of nation-state, only bigger: the United States of Europe. But ... this is not the correct description of what Europe is or can become.” Finally, I point to a very recent policy change on CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement): all together we won the battle for ratification in each national parliament of the EU, as well as in the European Parliament.

Does recognizing the national demos mean nationalism or sovereignism? Does it mean “giving priority only at the national level” as, in addition to the excommunication, is attributed to me? No, it doesn’t. It would have sufficed to read the entire passage of my writing to understand the progressive sense of the analysis. In the cited case, I invoked “the reaffirmation of democratic sovereignty at the national level, to the extent possible in unregulated global markets, to relegitimize and relaunch European cooperation” (on www.commo.org, in a extended version of the same text, I anchor national democracy to municipal democracy).

So, dear friends of Diem 2025, let’s dispense with caricatures and discuss with a sense of reality. Otherwise, the Left remains aphasic and irrelevant, as occurred in the Brexit referendum, where Jeremy Corbyn felt “his” people were relying on the Right but remained prisoner of a conformist, unrealistic call to “reform Europe”.

Rather than banking on an abstract and unachievable European constituent assembly, let’s try to introduce, treaties unchanged, corrections to the functioning of the single currency, the most disruptive factor separating the peoples of Europe. For example, let’s pursue, together with “Made in Germany” mini-jobbers and with all other European workers, precarious and unemployed included, a trans-European mobilization to increase the wages of German workers thereby stemming the mercantilism of Berlin, which, through the euro, is exporting devaluation of labour.

Stefano Fassina

 

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