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A Plan B for the EU and the Euro Zone - Roma 11/12 Marzo 2017

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Per Comuni liberi da voucher

Foto di ©Andrea Sabbadini

INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA IN ASSEMBLEA

Airaudo, Fassina, Scotto, Franco Bordo, Costantino, D’Attorre, Duranti, Farina, Fava, Ferrara, Folino, Fratoianni, Carlo Galli, Giancarlo Giordano, Gregori, Kronbichler, Marcon, Martelli, Melilla, Nicchi, Paglia, Palazzotto, Pannarale, Pellegrino, Piras, Placido, Quaranta, Ricciatti, Sannicandro, Zaratti, Zaccagnini.

Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali.

Per sapere. Premesso che:

nel 2015 sono stati venduti 115 milioni di voucher, oltre un milione e mezzo di lavoratori, che hanno svolto il proprio lavoro in settori più disparati, non necessariamente stagionali. Il numero di lavoratori coinvolti è, addirittura, più che raddoppiato rispetto a soli tre anni fa . Come è triplicato in soli due anni il numero di incidenti sul lavoro che hanno visto persone coinvolte retribuite con i voucher. Il voucher è ormai diventato, nei fatti, una forma di contratto di lavoro;

nel 2015 la quota di lavoratori che hanno effettuato prestazioni di lavoro accessorio risulta, sempre secondo i dati dell'Inps, cresciuta in modo esponenziale rispetto agli anni precedenti, tanto da risultare pari a 1.380.030 (rispetto ai 1.017.220 nel 2014 e ai 617.615 nel 2013), con una media annua di 303.210 (218.726 nel 2014 e 120.275 nel 2013);

i voucher nati come strumento per retribuire lavori occasionali, si stanno estendendo in modo spropositato, diventando nella realtà uno strumento di destrutturazione e dispersione del lavoro, copertura del sommerso e generale peggioramento delle condizioni di lavoro delle persone;

dai dati forniti si evidenzia un evidente abuso nell'utilizzo dello strumento dei voucher, nel quale sembra, peraltro, celarsi un evidente passaggio da contratti parasubordinati ai cosiddetti voucher;

illustri esponenti che sostengono l'attuale maggioranza di Governo hanno messo in discussione l'attuale utilizzo dei voucher e la Cgil ha avviato la raccolta delle firme per addivenire all'indizione dei referendum sui temi del lavoro tra i quali si annovera, tra gli altri, quello sui voucher;

il comma 6 dell’articolo 48 del decreto legislativo n. 81/2015 prevede il divieto del “ricorso a prestazioni di lavoro accessorio nell'ambito dell'esecuzione di appalti di opere o servizi, fatte salve le specifiche ipotesi individuate con decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, sentite le parti sociali, da adottare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto.”;

il Gruppo di Sinistra Italiana ha già chiesto direttamente al Presidente del Consiglio dei Ministri, con il question time del 4 maggio 2016 (3/02231) di cancellare definitivamente quello che appare con tutta evidenza un sistema inaccettabile di gestione o organizzazione del lavoro, soprattutto dei più giovani, basato sull'utilizzo dell'istituto del voucher, in tale occasione il Presidente del Consiglio ha risposto affermando di essere contrario all'abolizione dei voucher ma si è detto disponibile “a discutere di eventuali forme migliorative, ove vi fosse la possibilità e la necessità di farlo”;

oggi è possibile e necessario procedere verso un segnale forte nei confronti dell’abuso di utilizzo di voucher relativi al lavoro accessorio che si può sintetizzare nella definizione di “ comuni free voucher” come rifiuto della precarizzazione del lavoro e di marginalizzazione dei diritti dei lavoratori;

si rende necessario a nostro parere dare un primo possibile e necessario segnale sul tema dei lavoro accessorio che porti al divieto dell’utilizzo di prestazioni di lavoro accessorio da parte delle pubbliche amministrazioni degli enti e delle società inserite nel conto economico consolidato individuati ai sensi dell’articolo 1, comma 3, della legge 31 dicembre 2009, n. 196:-

quali siano le valutazioni del Ministro interrogato in merito alla proposta di divieto dell’utilizzo di prestazioni di lavoro accessorio da parte delle pubbliche amministrazioni degli enti e delle società inserite nel conto economico consolidato individuati ai sensi dell’articolo 1, comma 3, della legge 31 dicembre 2009, n. 196.

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