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Una distribuzione più equa del carico fiscale

Il dettato costituzionale e un’economia che funzioni per tutti ci impongono scelte che vadano nella chiara direzione della redistribuzione della ricchezza e del sostegno ai redditi da lavoro.

C’è domanda di equità, da garantire attraverso un fisco più giusto, la lotta all’evasione fiscale e all’elusione fiscale perché sottraggono al bilancio dello Stato risorse fondamentali per l’erogazione dei servizi pubblici e per il Welfare. La questione fiscale è una grande questione di giustizia.

La base imponibile dell’Irpef è costituita in larga parte da redditi di lavoro e pensione. Bisogna alleggerire il peso di questa imposta partendo dalla riduzione dell’aliquota del primo scaglione in modo da concentrare gli sgravi soprattutto sui redditi bassi e medi. Gli scaglioni di reddito devono essere più stretti e le aliquote più progressive (può essere preso in considerazione anche il modello tedesco di Irpef graduata secondo una funzione matematica continua). Ogni ipotesi di imposta piatta o con poche aliquote va invece respinta perché beneficia i più abbienti colpendo i ceti medi. Occorre ritornare a sistemi di progressività effettiva, rispettando la previsione dell’art. 53 della Costituzione.

Le detrazioni per carichi familiari vanno unificate con gli assegni familiari in uno strumento unico di sostegno alle famiglie, da estendere anche ai lavoratori autonomi, in modo da superare il problema dell’incapienza (che riguarda circa 10 milioni di contribuenti che non possono beneficiare di alcuna detrazione fiscale perché già hanno un’imposta pari a zero).

Dall’altro lato i tanti prelievi esistenti sui redditi da capitale e sul patrimonio mobiliare e immobiliare (imposte sostitutive, Imu, imposta di bollo sulle attività finanziarie) possono essere eliminati e sostituiti da un’imposta unificata con aliquota progressiva e minimi imponibili adeguati, che lascino esenti i patrimoni inferiori alla media, in modo che anche il capitale, oltre al lavoro, contribuisca al finanziamento del welfare e della spesa pubblica. Contestualmente va fortemente ridotta l’imposta di registro.

Deve essere introdotta, possibilmente a livello europeo, una vera imposta sulle transazioni finanziarie (Tobin Tax) e va sostenuta la proposta europea di una tassazione sui profitti delle multinazionali, che impedisca loro di sfuggire all’imposizione nei paesi in cui realizzano i loro profitti. Nel frattempo va introdotta una vera web tax sui beni e servizi commercializzati via web da imprese multinazionali non residenti in Italia.

Una lotta senza tregua all’evasione fiscale deve andare a beneficio di chi le tassa le paga fino all’ultimo centesimo: la lotta all’evasione si fa utilizzando le nuove tecnologie, secondo proposte da tempo sul tappeto con le quali è possibile recuperare in pochi anni almeno 50 miliardi da utilizzare per ridurre le tasse.

Si deve inoltre prevedere uno specifico piano di azione, da coordinare a livello europeo e internazionale, contro l’elusione fiscale delle grandi multinazionali, soprattutto se in rapporto con paradisi fiscali, per una rigida interpretazione delle norme sulla trasparenza degli assetti proprietari, per la reintroduzione del reato penale di elusione.

In un’epoca segnata da grandi progressi sul piano dell’automazione e della robotizzazione riteniamo ineludibile affrontare il tema della riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario. Poichè il sistema di welfare si basa prevalentemente sul prelievo che grava sui redditi da lavoro, la riduzione del monte salari a fronte della robotizzazione pone interrogativi in termini di sostenibilità. Si deve ragionare in anticipo su questi temi, per evitare di essere colti impreparati: per esempio spostando il prelievo dai redditi da lavoro all’intero valore aggiunto. La proposta è creare un fondo collettivo per il finanziamento del welfare, sostituendo Irap e contributi sociali con una imposta su tutti i redditi prodotti.

Vogliamo mettere in atto un riordino del sistema dei controlli sull’attività bancaria e finanziaria, in un quadro più certo di responsabilità e poteri di Banca d’Italia, Banca Centrale Europea, Consob e magistratura; una rinnovata distinzione tra banche commerciali e di investimento; un più incisivo impegno dell’Italia nella definizione delle caratteristiche dell’Unione bancaria europea, a partire da proposte di correzione della direttiva sul bail in (Brrd), per assicurare la stabilità del sistema e per ristabilire la tutela del risparmio prevista dall’articolo 47 della Costituzione; la creazione di un fondo pubblico per l’acquisizione dei crediti in sofferenza garantiti da immobili, da destinare all’edilizia popolare con affitti calmierati.